. Wu-Nien:non-pensiero

Nell’era contemporanea la gente si mostra attratta dalla meditazione, ma segue  spesso metodi non autorizzati presentati da sedicenti Maestri che insistono sulla pratica del metodo silenzioso, senza fare progredire ulteriormente i loro discepoli. Essi presentano la meditazione come un sistema per rendere vuota la mente, ma, in nessuna tradizione orientale la meditazione ha un’accezione così negativa. L’idea nichilista della realizzazione spirituale è un’interpretazione sovrapposta ai principi originali del dhyana.

Il sesto Patriarca Hui-neng disse:

“Concentrarsi sulla mente e contemplarla è morboso: non è dhyana. Che cosa significa la parola “meditazione” zuo-chan? In questa scuola significa niente barriere, niente ostacoli. La meditazione trascende ogni attitudine materiale, buona o cattiva”.

L’espressione “star seduti” (zuo), significa non suscitare pensieri nella mente, in opposizione al falso dhyana del semplice “vuoto di mente”. Hui-neng paragona il Grande Vuoto interiore allo spazio cosmico, che contiene tutti gli astri, perciò il vero dhyana consiste nel capire che la propria natura spirituale è simile allo spazio cosmico, e che pensieri e sensazioni vi passano come uccelli nel cielo, senza lasciar traccia. La concezione di Hui-neng era che un uomo con una coscienza vuota non è migliore di “Un ceppo o di un masso”.

Un altro patriarca Shaolin affermava:

“Se si crede che meditare significhi annullare la facoltà di pensare, allora tutte le cose non senzienti, come le pietre, avrebbero già raggiunto l’illuminazione. Se si crede invece che pensando si ottiene l’illuminazione, allora tutti gli esseri senzienti sarebbero già liberati”.

Risulta chiaro da quest’affermazione che la meditazione trascende il pensiero (mondano) e il non-pensiero, le due facce della medaglia della vita materiale. È possibile utilizzare in modo corretto la mente solo conoscendola in profondità. La struttura psichica possiede differenti livelli di capacità funzionali: distrazione, confusione, stabilità occasionale, concentrazione e pieno controllo delle onde d’interferenza. Quando l’essere spirituale s’identifica con le onde d’interferenza che assillano il campo mentale, assume la loro stessa natura. Per conseguenza è come alienato e non percepisce più se stesso per quello che realmente è, ma per qualcos’altro. Queste identità effimere scollegate dalla realtà ontologica e destinate a dissolversi nel tempo, suscitano desideri e necessità artificiali, omettendo paradossalmente le istanze reali del profondo. Attraverso la pratica spirituale costante e il distacco emotivo dal fenomenico, bisogna imparare a dominare il campo mentale invece di farsi assoggettare dai suoi aspetti instabili. Con la meditazione è possibile dominare perfettamente i processi mentali, fino a mitigare le onde d’interferenza; ciò non implica la soppressione della mente, ma la purificazione da tutti quei contenuti psichici, fuorviati e fuorvianti, che impediscono la visione dell’assoluto . Se il praticante riesce ad inserirsi nel momento d’intervallo tra un’onda psichica e l’altra, può riprendere coscienza della propria posizione originaria.

Il livello più alto di meditazione è il samadhi; a questo stadio le onde psichiche sono acquietate e lo spiritualista, in uno stato d’animo ispirato e puro, percepisce direttamente la Realtà, e rievoca le sue caratteristiche ontologiche: l’immortalità, la consapevolezza e la beatitudine. La pratica del “non-pensiero” (wu-nien), non consiste quindi nel negare il fluire incessante dei pensieri materiali, ma nell’assorbire la mente nella Realtà spirituale, che li trascende. Questo samadhi di prajna, in realtà, è soltanto la fase iniziale della meditazione, a cui deve seguire il processo spirituale vero e proprio.

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阿 彌陀佛

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