. 佛陀釋迦牟尼 Buddha

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256 anni dopo l’insediamento della dinastia dei trenta re discendenti del malvagio Bali, cioè nel 624 a.C. (anno 2476 dell’era Kali-yuga), apparve in India, Siddhartha Gautama (nato nel 624 a.C., o secondo altri nel 563 ca. nel giorno di luna piena (purnima),del sesto mese del calendario lunare, 483 ca a.C.), meglio conosciuto come “il Buddha Sakhyamuni(佛陀 釋迦牟尼)

Risulta difficile collocare storicamente gli eventi della Sua vita, poiché le fonti pervenuteci sono discordi. Per esempio, la cronologia singalese pone il pari-nirvana (la scomparsa) del Buddha circa 218 anni prima della consacrazione del re Asoka (274 a.C.), mentre le fonti sanscrite e cinesi lo collocano un secolo dopo.

Discendente della casta dei guerrieri Sakhya, Siddhartha era figlio del monarca del regno di Kapilavastu (nell’attuale Nepal), il re Suddhodana e della regina Mahamaya, figlia del re Devadaha del vicino regno di Koliya.

Sua madre, prima di concepirlo, ebbe un sogno, in cui lo vide discendere dal cielo ed entrare nel suo grembo nella forma di un elefante bianco. Seguendo la consuetudine del tempo, la regina si recò, per il parto, alla casa paterna di Ramagama, capitale dello stato di Koliya. Durante il viaggio la regina, accompagnata dalla sorella Prajapati Gautami, si fermò a riposare nel meraviglioso parco di Lumini, e appoggiata al ramo di un albero sal, diede nascita al piccolo Buddha. Il bambino aveva la carnagione del colore dell’oro fuso e subito dopo la sua nascita camminava eretto.

Guardando in tutte le direzioni fece sette passi verso nord, e dove i suoi piedi toccavano il terreno crebbero fiori di loto. Dopo il parto la madre morì, e Guatami si prese cura del bambino, che il padre chiamò Siddhartha, “colui che porta a termine i suoi obiettivi.”

Il bimbo venne allevato nel più grande sfarzo e protetto, per quanto possibile, dai problemi del mondo. Siddharta però manifestò presto una tendenza contemplativa, che il padre non gradì, desiderando che il figlio diventasse un guerriero e un sovrano. Organizzò quindi il Suo matrimonio con una principessa d’animo caritatevole, Yasodara, la figlia del re Dandapani di Koliya. Da lei Siddhartha ebbe un figlio, Rahula, e per soddisfare il padre partecipò per un po’ di tempo alla vita di corte.

La tradizione vuole che Siddhartha abbia intrapreso la ricerca dell’illuminazione a 29 anni quando, incontrando per la prima volta un anziano, un malato, e un funerale, realizzò che tutta l’umanità è in preda alla sofferenza. Poi, osservando la serenità di un monaco, decise di rinunciare all’effimera vita materiale, per cercare la via della liberazione dalla sofferenza, a beneficio dell’umanità intera.

Una notte, accompagnato dal Suo cocchiere Channa, si recò ai confini del regno, si rasò i capelli con la spada e rimandò indietro il cocchiere. Siddharta visse nella foresta per diversi anni, dove studiò presso i Maestri Alara-Salama e Uddaka Ramaputta, superando in breve tempo la loro saggezza. Poi si stabilì nei pressi dell’attuale Gaya (Bihar) con cinque eremiti, Kondanna, Vappa, Bhaddiya, Assaji e Mahanama, trascorrendo là quasi sei anni nell’ascesi più severa, quasi fino alla morte.

Un giorno, nei pressi del villaggio di Uruvela, la piccola Sujata trovò Siddhartha svenuto sulla strada a causa delle privazioni e lo salvò dandogli da bere una ciotola di latte. Siddhartha ne dedusse che l’estrema mortificazione non conduceva alla perfezione che cercava. Ritornò quindi a una dieta normale, perdendo così le simpatie dei suoi cinque compagni. Da allora seguì la via della consapevolezza mentale, e istruì i bambini del villaggio.

Secondo la tradizione buddista, una sera (probabilmente intorno al 531 a.C.), all’età di 35 anni, seduto sotto un fico sacro (pippala) a Bodhi-Gaya, Siddhartha meditò tutta la notte fino a raggiungere l’illuminazione. Da allora i bambini di Uruvela lo chiamarono il Buddha, “l’Illuminato”.


Buddha decise di condividere la sua realizzazione con i cinque compagni, perciò li raggiunse al Parco dei Cervi, a Benares (oggi Varanasi), dove espose per la prima volta le dottrine fondamentali del dharma buddista:

La filosofia di Buddha mirava all’estinzione della sofferenza di tutti gli esseri viventi.

Ascoltandolo, gli amici raggiunsero lo stato di Arhat, e si unirono a Lui, chiamando questa piccola comunità Sangha. Accompagnato da un gruppo sempre crescente di discepoli, Buddha percorse la valle del Gange, diffondendo la sua dottrina e fondando comunità monastiche aperte a tutti, indipendentemente dalla condizione sociale. Si stabilì quindi a Savatthi, in un monastero donatogli dal principe Jeta.

Dopo una vita dedicata alla predica, Buddha predisse la Sua scomparsa ai discepoli, e senza fornire indicazioni precise riguardo all’organizzazione futura del Sangha o alla diffusione della Sua dottrina, partì da Vesali diretto a nord, ed entrò in pari-nirvana nella foresta d’alberi sal a Kusinagara, in Nepal, all’età di ottant’anni.

Il venerabile Mahakasyapa, Suo successore, fu informato dell’imminente scomparsa del Maestro, mentre stava diffondendo il Dharma a Campa. I dignitari del luogo, dopo sette giorni di omaggio, portarono il corpo di Buddha al tempio di Makuta-Bandana, in città, dove fu avvolto in molti strati di tela, deposto in due bare di ferro e sistemato sulla pira funebre. Quando Mahakasyapa arrivò, si prosternò davanti al corpo del Maestro e fu accesa la pira. Le reliquie del corpo di Buddha furono deposte poi in un’urna dorata e conservate sull’altare del tempio.

Un mese dopo, il venerabile Mahakasyapa riunì a Rajagaha l’assemblea dei bikkhu (monaci), allo scopo di raccogliere tutti i sutra e i precetti esposti dal Buddha. Il lavoro durò sei mesi e dopo lo scioglimento dell’assemblea, tutti ritornarono ai rispettivi monasteri.

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Bibliografia di testi in lingua italiana

Testi canonici

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Testi recenti (dagli anni Ottanta a oggi)

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阿彌陀佛

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