.Buddha e Arti marziali

All’epoca della fondazione del buddhismo, l’arte marziale vedica si presentava, dal punto di vista tecnico, come una scienza codificata secondo canoni ben definiti; purtroppo però , aveva perso deltutto il suo valore spirituale e morale, riducendosi a un semplice addestramento militare. Buddha Gautama, apparteneva alla casta guerriera degli Ksatriya, perciò era stato allevato come un guerriero.

La sua educazione comprendeva:

  • il Dhanur-Veda,
  • la prammatica,
  • la politica,
  • la musica,
  • la matematica,
  • la religione e
  • la filosofia.

Gli vennero insegnati i Veda e dedicò uno speciale studio al Rig-Veda e all’Atharva-Veda. Eccelleva con naturalezza in tutti i campi del sapere, incluse le arti marziali.

Devadatta, suo cugino e compagno di studi era più forte, ma Siddhartha era più agile e pronto. I suoi Maestri erano meravigliati del suo profitto. Durante il periodo della predicazione, Buddha espresse la sua profonda convinzione dell’efficacia delle arti marziali, come metodo per l’unificazione del corpo e della mente, una disciplina psicofisica capace di armonizzare i due elementi.

Sebbene il Buddhismo, che predica la non violenza fino al vegetarianesimo, e l´arte marziale, possano apparire incompatibili, gli insegnamenti originali di Buddha ponevano enfasi sull’importanza della forza per la difesa delle leggi spirituali (Dharma).

Buddha insegnò che ogni cosa ha la sua ragione d´essere, e l’uomo che possiede la conoscenza perfetta sa come e quando usare ogni cosa appropriatamente. Nell’esercizio della giustizia, l´applicazione della forza è permessa.

Per questo, alcune divinità buddiste, come i Due Spiriti Guardiani, i Deva, e gli Aditya o i Dodici Divini Generali, vengono rappresentate in posizioni marziali.

L’arte marziale vedica, che era stata svuotata dei valori spirituali originali, fu parzialmente ripristinata grazie alla dottrina di Buddha. I discepoli di Buddha, eredi del suo pensiero, coltivarono integralmente la dottrina del maestro, trasmettendola invariata ai loro discendenti. I pochi cultori che tramandarono nel periodo precristiano ciò che rimaneva della disciplina marziale vedica, furono su scala etnica i guerrieri di Manipur e, su larga scala, i monaci buddisti. Buddha, con i suoi insegnamenti, convertí l’Imperatore Ashoka (300 a.C), sotto la cui egida tutta l´India divenne buddhista. Per conseguenza, nei primi secoli dell’era volgare, l´arte marziale vedica, praticata in ambiti regali e militari, assunse totalmente le connotazioni del credo buddista, professato e diffuso.

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阿彌陀佛

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