.Il Maestro

“Fin dalla più remota antichità, i giovani hanno subito il fascino dei monaci dalle abilità sovrannaturali e da sempre li avvicinano per eguagliarli, ma solo pochi fortunati trovano un maestro che mostri loro  il cammino”.

Oggi, come un tempo, la cultura Shaolin viene trasmessa da una generazione all’altra per via iniziatica, attraverso una successione ininterrotta di Maestri spirituali altamente qualificati ed affidabili. Per allontanare chi non merita di acquisire le temibili abilità dei monaci-guerrieri, i Maestri sottopongono i potenziali discepoli ad una serie di prove umilianti, ideate per scoraggiare chi non è sincero e risoluto. Ogni aspirante deve attendere diversi anni, prima di essere ammesso nell’Ordine Shaolin. La prudenza dei monaci Shaolin nell’insegnare la saggezza e le arti marziali, è dettata dalla necessità di custodire un ricco patrimonio culturale, evitando che venga male utilizzato da persone indegne, strumenti della violenza. Damo disse che: “Il monaco deve possedere una solida personalità, il corpo agile e forte, una mente incorruttibile e una volontà di ferro”, così al fine di incrementare queste qualità, i candidati devono sostenere difficili prove psicofisiche e soltanto pochi e provati discepoli, meriteranno di diventare i futuri detentori della saggezza Shaolin. Il percorso di formazione, indispensabile per diventare un monaco-guerriero, è detto “noviziato” e consiste in un periodo d’apprendistato in cui lo studente assimila le nozioni culturali, spirituali, filosofiche e marziali dell’Ordine. Il discepolo viene considerato saggio ed erudito, quando ha ricevuto dai suoi Maestri una vasta educazione e agisce rigidamente sulla base dei principi morali.

Il nostro processo d’acquisizione della conoscenza è molto semplice: la riceviamo dalle autorità. Non si giunge all’illuminazione seguendo un metodo di propria invenzione com’è di moda oggi. Inizialmente colui che pratica non possiede la perfezione, ma dovrebbe assumere un modello che rappresenti il modo di essere a cui ambire e rapportarsi il più possibile ad esso. La perfezione non si può sviluppare in un clima di totale autonomia, come pretende il disastroso mito moderno “l’uomo che si fa da sè”, ma vivendo in contatto con chi la possiede già. Un detto Shaolin afferma: “Chi desidera conoscere il sentiero tra le montagne, deve chiedere a coloro che l’hanno già percorso.” Si può dire che siamo figli del modello che abbiamo assunto e che tutte le tendenze che conducono alla perfezione o al fallimento dipendono dal fatto di avere acquisito modelli dello stesso tipo. I Maestri Shaolin insegnano che: “Diventiamo ciò con cui ci associamo”. Concentrandosi su ciò che funziona, la vita diventa sempre più funzionale; mentre concentrandosi su ciò che non funziona, diventa sempre più disfunzionale. Un vecchio proverbio cinese afferma: “Senza uno specchio pulito una donna non può conoscere la situazione del suo viso; senza un vero Maestro l’uomo non può discernere gli errori nelle sue azioni.” Superare i propri limiti richiede dunque l’abbattimento di schemi mentali rigidi e l’assunzione di un punto di vista in grado di esaminare il caso da una prospettiva superiore. Si dice  spesso: “Un cavallo può avere la forza di correre per mille miglia, ma senza redini non sa dove andare” e Mencio diceva: “Il piano divino per l’umanità è questo: coloro che sono stati informati per primi, devono istruire coloro che vengono dopo.”

I libri e gli altri ausili didattici si mostreranno insufficienti senza la guida di un Maestro vivente, perché per essere di esempio si deve imparare dall’esempio. È detto che: “Una singola conversazione con un saggio è meglio che dieci anni di studio dei libri”, dato che la trasmissione della conoscenza avviene solo se ci sono i seguenti requisiti fondamentali: amore per la conoscenza e amore per colui a cui viene impartita la conoscenza; amore per la conoscenza e amore per colui che offre la conoscenza.

IL VERO MAESTRO SHAOLIN

“Chi non accetta un Maestro,
non può essere accettato come Maestro”

Il livello di Maestro è un risultato da conseguire, non un titolo da arrogarsi. Non si deve aspirare a diventare un Maestro ma uno studente. Quando nelle aspirazioni si scavalcano le fasi precedenti è presente il seme della tragedia. Prima di essere un nonno si deve essere un padre, se qualcuno vuole diventare subito un nonno, c’è qualcosa che non va. Se qualcuno vuole essere un Maestro, questo è anti-tradizionale. Prima deve essere un discepolo. Prima di essere un educatore uno deve essere educato.

Chi desidera lasciare Shaolin come Maestro, deve conseguire la perfezione dei suoi Maestri, e affrontarli in una lotta simbolica.La tradizione parla del concetto filosofico delle “Tre porte di Shaolin”, che consiste in una sorta di cerimonia.

  • La “prima porta” serve a verificare se ciò che il candidato ha appreso raggiunge il livello sufficiente per mantenere la fama di Shaolin.
  • La “seconda porta” serve ad esaminare l’equilibrio psicologico del candidato, per rassicurare i Maestri che le tecniche marziali, da lui apprese, non verranno mai usate in modo negativo.
  • La “terza porta” serve a controllare il grado di convinzione spirituale della persona che dovrà affrontare il mondo esterno.
  • Il candidato deve poi affrontare in combattimento quindici monaci esperti nei diversi stili Shaolin e superarli uno alla volta.

Solo chi riesce in questo duro esame, può lasciare il Tempio col titolo di Maestro. Ovunque si rechi sarà l’ambasciatore di una filosofia di vita, il depositario di una tradizione millenaria, il testimone vivente di un fenomeno inconfutabile: “Lo spirito domina il corpo e da esso può esigere tutto”.

Nella cultura Shaolin, il termine shifu “Maestro”, significa anche Maestro spirituale, colui che può guidare il suo discepolo in ogni fase della vita fino alla liberazione. Essere esperti nel sapere tecnico non è sufficiente per essere considerati Maestri Shaolin, perché esso è limitato alla sua sfera di competenza e non ha una valenza assoluta. Per quanto raffinato possa sembrare, non sarà mai in grado di dare una risposta definitiva ai veri problemi della vita: la nascita, la malattia, la vecchiaia e la morte. La conoscenza spirituale invece, è completa e infallibile; è perfetta perché trascende l’errore e il dubbio. Non ci si deve dunque fare incantare solo dalle abilità marziali di un Maestro Shaolin, ma bisogna verificare che si tratti di una persona realizzata, come richiede la sua posizione di rappresentante di Damo. Il Patriarca intraprese un lungo e pericoloso viaggio dall’India alla Cina con la missione di illuminare le masse e inserì la pratica delle discipline marziali e terapeutiche soltanto come ausilio alla vita spirituale e non certo per indurre i discepoli ad abbandonarla. Non nominò successore il suo primo discepolo cinese Hui-Ke, perché era diventato un grande atleta, ma perché aveva raggiunto l’illuminazione spirituale. Se si possiedono cento dollari, automaticamente se ne possiedono anche dieci, similmente chi possiede la più alta realizzazione, possiede tutte le altre, pertanto, in accordo alla tradizione, la caratteristica principale e assolutamente indispensabile, da ricercare in un Maestro Shaolin è la realizzazione spirituale, non le specializzazioni tecniche. Ecco perché secondo l’usanza del Tempio, nessuno è degno del titolo di “Maestro Shaolin”, un rappresentante di Damo, se non è “Fedele a Buddha”. Il Signore è il Maestro originale e nessuno può essere riconosciuto come un vero Maestro, se non rappresenta il Maestro originale.

Il rapporto Maestro-discepolo, non è virtuale né rigidamente gerarchico. Il Maestro corregge lo studente per il suo bene, per autentico affetto, non opera per ottenere una ricompensa. La cura che offre è totalmente gratuita, interamente volta allo sviluppo della personalità del discepolo, secondo le sue tendenze naturali. Il Maestro desidera offrire al discepolo il benessere più elevato, che consiste nel porlo al più alto livello coscienziale, vuole farlo ascendere in modo che si liberi dai condizionamenti della sua struttura psicofisica. Così il Maestro, più che un “tecnico”, è il più grande benefattore, è un vero e proprio “educatore”, visto che non si limita a insegnare al discepolo ad armonizzare il corpo e la mente, ma anche a trascenderli per entrare nel mondo dello Spirito. Il falso Maestro invece, assetato di potere e posseduto dal “complesso del sifu”, non opera per il bene del discepolo, ma per il proprio vantaggio personale e domina i propri seguaci, atteggiandosi alla stregua di un Dio. Questo fenomeno rappresenta il rovescio di tutti gli ideali personali e collettivi sopracitati.

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阿 彌陀佛

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