. I “3 Rifugi”

I Monaci Buddhisti recitano, al momento dell’iniziazione, i tre rifugi della vita spirituale:

“Prendo rifugio in Buddha che mi indica la via di questa vita.
Prendo rifugio nel Dharma, la via della comprensione e dell’amore.
Prendo rifugio nel Sanga, la comunità che vive in armonia e consapevolezza.”

Buddha

Tra tutte le forme di vita, quella umana è la più preziosa, tuttavia il corpo è temporaneo, e se non ci s’impegna con attenzione nella realizzazione spirituale, si ritornerà di nuovo nell’infinito ciclo di nascite e morti. Per avere successo , in qualsiasi campo, occorre l’aiuto di un insegnante. Come si può pensare di ottenere la perfezione nel più elevato di tutti i soggetti, la scienza spirituale, senza l’aiuto di un Maestro? La guida di una persona illuminata educa alla discriminazione tra ciò che è reale e ciò che è illusorio, aiutando l’individuo a liberarsi dai condizionamenti. Il Maestro spirituale è un vero capitano, capace di aiutare l’anima che annega nell’’oceano dell’ignoranza materiale. Il Signore Buddha è il Maestro fondatore (pratisthacarya) di tutto l’Ordine Buddhista, colui che ha stabilito il sistema (Dharma) per orientare nuovamente il percorso esistenziale e raggiungere la liberazione. Buddha come manifestazione del Signore Supremo, rappresenta il Maestro spirituale originale e chiunque segua le Sue istruzioni, ricevendole da un Suo rappresentante autentico, si dice che abbia preso rifugio in Lui.

Il Dharma

Si definisce Dharma, il supremo ordine cosmico, l’eterno processo che pone in armonia la dimensione umana e quella divina. Il Dharma è quindi il sentiero dell’armonia cosmica, l’arte di agire in accordo alle leggi che regolano e sostengono l’universo. Lasciarsi condizionare dalle influenze più basse, e agire in antagonismo alle leggi universali, non promuove l’armonia cosmica, ma inevitabilmente conduce alla conflittualità e alla degradazione, anche individui fondamentalmente sensibili. L’azione disarmonica, è la radice d’ogni male, poiché aumenta l’identificazione con il corpo psicofisico, costringendo il sé spirituale ad assumere le caratteristiche della materia inerte; mentre le attività santificate del Dharma, conducono alla simbiosi col creato, districano dall’incatenamento karmico , facilitano lo sviluppo spirituale, e rendono equilibrati e pieni di vitalità. Questo sentiero (Dharma), che conduce allo sviluppo di un superiore livello di coscienza, richiede tre prerequisiti:

  1. la fede nel metodo e nello scopo da raggiungere;
  2. la disponibilità a praticare ascesi;
  3. il desiderio intenso per l’immortalità.

L’armonia con la natura materiale, suggerita dal taoismo, è possibile solo ripristinando l’armonia con la natura spirituale. La natura materiale è come un fiume impetuoso, che a causa dell’influenza del tempo, trascina tutti gli esseri in una decadenza progressiva. Tuttavia ristabilendo l’armonia con la natura spirituale, automaticamente si ripristina anche il giusto rapporto con la natura materiale, che ne è controllata. Allora la natura agirà come una madre, fornendo con le sue opulenze, tutto ciò che è necessario per vivere felicemente e raggiungere la liberazione.

Il Sanga

L’uomo è un animale sociale, perciò ha la tendenza a ricercare la compagnia dei propri simili, per intrattenere relazioni basate sullo scambio d’emozioni e realizzazioni; e in accordo all’associazione che sceglie, l’uomo sviluppa una particolare tendenza di carattere. Una compagnia negativa degrada il carattere di chi la condivide, mentre se è positiva, sviluppa buone qualità in chi si associa; proprio come un diamante riflette il colore dei fiori che gli stanno attorno. È consigliato quindi, a chi desidera avanzare spiritualmente, di scegliere con attenzione la compagnia da frequentare, per evitare di ricevere spiacevoli sorprese. Sia da un punto di vista materiale che spirituale, l’associazione è uno scambio d’emozioni che si sviluppa dal reciproco apprezzamento e dalla mutua comprensione. È necessario però uno sforzo da entrambe le parti, perché la relazione si sviluppi. Quando si vive secondo una concezione corporea dell’esistenza, ogni relazione è motivata da due fattori stimolanti: le relazioni fisiche e il denaro. Nella vita spirituale, invece, le relazioni hanno un solo fondamento: l’amore per Dio. L’amore è la forza che unisce gli esseri viventi, mentre l’invidia, è l’incapacità di incanalare appropriatamente quest’energia verso gli altri.

L’invidia è in grado di generare l’odio, una forza che agisce in modo antitetico, separando gli esseri viventi. L’amore è una qualità in origine destinata ad unire l’anima all’Assoluto, ma allo stadio condizionato, esso viene riposto negli oggetti e nelle persone sbagliate. Per questo la parola “amore”, è sempre stata oggetto di fraintendimenti e confusione, dato che nel gergo comune viene usata per indicare un sentimento materiale esclusivista. In realtà il significato della parola “amore” può essere riferito soltanto alla relazione col Supremo, come chiaramente dimostrano le scritture: “Quando si pensa al Signore Supremo come l’unico oggetto del nostro affetto, tale sentimento è chiamato amore”.

L’amore per Dio è l’“amore universale”, l’unico amore “esclusivo” che non esclude nessuno; infatti ogni essere è Sua parte integrante, quindi amando Lui, simultaneamente si amano anche tutte le Sue creature. Il Monaco deve pensare in questo modo: “Ogni essere vivente è parte di Dio, quindi gli è caro; se desidero compiacere il Signore, non posso odiare alcuna parte di Lui, devo imparare ad amarla proprio come Lui la ama.”

Nel Tempio, l’amore si esprime in tre modi:

  1. come affetto verso gli inferiori,
  2. come amicizia verso i pari e
  3. come rispetto verso i superiori.

Questo modo di associarsi per propositi spirituali, è definito sanga. E’ dovere di ogni Monaco di sviluppare queste tre componenti dell’associazione, altrimenti la sua mente si dirigerà altrove, spingendolo ad abbandonare il Tempio. Per incanalare l’amore verso gli altri, il Signore Buddha ci ha insegnato la misericordia: agire a beneficio del prossimo senza aspettarsi niente in cambio. I Monaci sono tenuti ad aiutarsi reciprocamente, a mantenere un elevato standard di moralità e di virtù, seguendo insieme le regole dell’Ordine con l’obiettivo di avanzare nella vita spirituale. In un Tempio, le regole sono necessarie, altrimenti la vita diventa un inferno; perché come afferma un proverbio cinese: “Senza regole anche la più grande virtù scivola nel vizio”. Buddha rifiutò di discutere argomenti metafisici come la creazione del mondo, o l’esistenza nel nirvana. Egli si limitò a insegnare un sistema composto di otto tappe per evitare ulteriori rinascite.

A causa della mancanza d’interesse da parte del Signore Buddha nel discutere alcuni temi metafisici, sorsero molte interpretazioni della sua filosofia, specialmente dopo la sua scomparsa. Le due divisioni principali del Buddhismo che si svilupparono sono chiamate: Hinayana o “Piccolo veicolo”, e Mahayana o “Grande veicolo”.

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阿 彌陀佛

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