.Il Santo Nome (nama)

La vita spirituale inizia con l’ascolto. Chi ascolta le vibrazioni sonore trascendentali può rapidamente liberare il cuore da tutte le impurità. In questo modo l’anima riesce a capire la trascendenza e ad impegnarsi nel servizio spirituale. La vibrazione sonora spirituale chou, (in sanscrito mantra da mana: mente, e traya: liberazione), ossia il nome di Dio, ha l’effetto di liberare la struttura psichica, dal livello dell’elucubrazione. Il Signore è assoluto, e altrettanto lo sono il suo nome, la sua forma, le sue qualità e tutto ciò che gli appartiene. In questo mondo illusorio, che noi chiamiamo mondo relativo, tutto è dissociato. Se abbiamo sete non basterà pronunciare ripetutamente la parola acqua per dissetarci. Possiamo soddisfare la nostra sete soltanto con la vera sostanza, l’acqua. Questo perché non essendo assoluti, il nome dell’acqua e la sostanza in se stessa sono differenti. Ma per quanto riguarda la Verità Assoluta, il Signore Supremo, la Sua Persona e il Suo nome sono tutt’uno, sono cioè perfetti e assoluti. Dio è completo in se stesso e altrettanto lo sono il Suo nome e la Sua forma. Noi non pensiamo a Buddha e al Suo nome come a due cose distinte. Se Buddha e il Suo nome fossero differenti l’uno dall’altro, le parole “Verità Assoluta”, a Lui applicate, non avrebbero alcun senso.I Testi Sacri descrivono con molta efficacia l’importanza dell’ascolto:“L’esistenza condizionata nell’universo materiale può essere paragonata allo stato di un uomo che giace privo di sensi per il morso di una serpe: entrambe queste forme di incoscienza posson esser dissolte dalle vibrazioni di un mantra” Esistenza materiale significa soffrire del morso della serpe dell’illusione ed essere quasi come morti, poiché si è completamente privi della coscienza spirituale. Ma chi sembra già morto, a causa del morso di una serpe, può esser riportato in vita col canto di un particolare chou. Coloro che conoscono l’arte di usare questi chou possono compiere tali prodigi. Nello stesso modo, l’ascolto del Santo Nome del Signore risveglia la coscienza spirituale in colui che è piombato in uno stato d’incoscienza mortale a causa dell’esistenza materiale. Il permanere di concezioni errate, dipende dal risultato di azioni peccaminose compiute nel passato, perciò è necessario pulire il cuore da questi peccati in modo da potersi dedicare alla vita spirituale senza ostacoli. Il Santo Nome è così pieno di buon augurio, che chiunque lo canti o reciti, si libera subito dalle conseguenze d’attività peccaminose compiute durante innumerevoli vite. I Sutra affermano:“Chi canta o recita anche una sola volta il santo nome del Signore si libera dalle conseguenze di un numero di peccati più grande di quello che non avrebbe mai potuto commette” .Numerosi sono gli inni alla gloria delle attività del Signore e chiunque ascolti o reciti questi inni può sfuggire facilmente alla contaminazione della materia. Non dovrebbe dunque esserci alcun ostacolo all’ascolto di questi canti spirituali; i Monaci raccolgono ancora oggi i benefici di questi canti, che esistono da numerosi milioni di anni. Perché un giovane studente non dovrebbe fare altrettanto e ottenere di essere per sempre liberato? La recitazione di un inno o chou può essere individuale, lenta e a bassa voce per il proprio ascolto, oppure cantato a voce alta per un beneficio collettivo. Buddha c’insegna quanto sia importante ricordarsi sempre di Lui. Il ricordo del Signore si ravviva cantando il suo santo nome. È necessario imporre alla mente il pensiero di Dio, perché per natura la mente è turbolenta e instabile. Il canto e l’ascolto della vibrazione sonora del nome del Signore Supremo occupano la mente, l’orecchio e la lingua, e rappresentano una meditazione facile da praticare, che ci aiuta a raggiungere il Signore Supremo. Come il bruco diventa farfalla in una sola vita, meditando costantemente sulla metamorfosi che desidera compiere, così l’uomo, meditando costantemente sul Signore Supremo, è sicuro di ottenere alla fine i Suoi stessi attributi spirituali. La meditazione del canto del chou, permette al Monaco di fissare sempre la mentre sull’oggetto della sua adorazione, sul Signore Buddha . Questa pratica costante purifica il Monaco e gli permette di accedere al regno di Dio al termine della vita. Il Monaco che s’impegna sempre nel Suo servizio è già liberato. Senza aver praticato la vita spirituale in una delle sue forme, non ci si può aspettare, al momento della morte, di ricordare il Signore Supremo e raggiungere il piano spirituale. È essenziale perciò esercitarsi alla vita spirituale durante tutta l’esistenza con la pratica, perché la mente dell’uomo che sta per morire è molto agitata. Senza alcun dubbio all’istante della morte si deve fissare con devozione la mente su Buddha. Ai Monaci esperti si raccomanda di elevare il soffio vitale tra le sopracciglia e praticare la meditazione sui sei chakra. Ma anche il semplice Monaco , che non si dedica a questa pratica, dovrebbe sempre fissare la mente su Buddha, in modo che al momento della morte possa ricordarsi di Lui, per la Sua grazia. Questa meditazione ininterrotta è la caratteristica del vero Monaco, per il quale il Buddha diventa facilmente accessibile.

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阿 彌陀佛

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