. 少林武功源 Origini

Esistono molte leggende e molte versioni della storia di Shaolin, ma quasi nessuna di esse risale alle vere origini della sua cultura e delle sue arti.

Ho fatto ricerche su questo argomento per trent`anni, fino a giungere ad interessanti scoperte che solo adesso cominciano a venire alla luce almeno nel mondo di lingua inglese. Dai ritrovamenti delle ultime tre decadi, basati sulla scienza archeologica, sulla fotografìa satellitare, sulla metallurgia, sull’astronomia e sull’antica matematica, è ora chiaro che esisteva una grande civiltà, basata su principi spirituali, prima che sorgessero le civiltà Egiziana, Sumera e quelle della Valle dell’Indo. Così è oggi possibile compilare uno dei capitoli perduti della storia del mondo. Secondo queste recenti scoperte, nella proto-storia dell`umanità, prosperava sulla terra un’ antichissima civiltà evoluta, basata sugli insegnamenti dei Veda, le Scritture più  antiche e autorevoli del mondo. L’apice dell’età Vedica è fissato dagli storici al 3730 a.C., all’epoca dei Suda e della “Battaglia dei Dieci Re”, cioè 630 anni prima dell’inizio dell`attuale era Kali-Yuga (3100 a.C.), com’ è descritto nel Rg-Veda. Il centro di questo mondo antico era la regione compresa tra il fiume Indo e il Gange, la terra degli ariani Vedici.

PERIODO VEDICO

I Veda, gli originali depositari sacri di ogni conoscenza fisica e metafisica, la cui compilazione attribuita all’incarnazione divina Vyasadeva, è storicamente collocata al 3100 a.C., contengono un sistema di pensiero finalizzato a migliorare la qualità della vita umana a tutti i livelli antropologici: psicofisico, sociale e spirituale. Tutti i rami del sapere vedico, filosofia, pedagogia, ermeneutica, medicina, scienza, arte, architettura, estetica, politica, arte militare, economia, sociologia, ecc., non erano considerati disgiunti dalla spiritualità, perché il loro obiettivo era unico: raggiungere un livello di coscienza più elevato. I doveri del corpo sociale vedico (varnasrama-dharma), erano stabiliti dai Veda allo scopo di elevare spiritualmente i componenti della società, attraverso lo svolgimento appropriato dei doveri prescritti. Nel varnasrama era chiamato ksatriya colui che apparteneva al secondo varna (gruppo sociale), i cui componenti avevano il compito di amministrare lo Stato secondo i veri principi della religione e proteggere gli altri esseri da ogni difficoltà. Il nome ksatriya deriva dai termini sanscriti ksat “aggredire”, e trayate “proteggere”. Gli ksatriya dovevano imparare alla perfezione l’arte di combattere perché la violenza è necessaria talvolta per proteggere i principi religiosi. Tra gli ksatriya il re doveva essere una persona spiritualmente illuminata e per la protezione che offriva a tutti i cittadini (praja), uomini e animali, riceveva lo stesso rispetto che si offre al Signore, in quanto questa è la caratteristica di un purusa, un rappresentante di Dio (naradeva). Erano guerrieri –santi, perchè oltre a possedere la saggezza spirituale, conoscevano alla perfezione il Dhanurveda, l`arte del combattimento, che come tutte le conoscenze Vediche non ebbe origine nella società umana, ma esiste eternamente nel mondo spirituale nella sua forma pura di esercizio e divertimento, come dichiara il Trattato vedico Brahma-samhita. Numerose altre testimonianze sostengono che l’arte marziale è  presente eternamente nel mondo spirituale e fu introdotta nell’universo materiale come parte della cultura Vedica. Venne insegnata dal Signore Supremo sui pianeti superiori durante il Satya-yuga (l’età dell’oro) al suo devoto Siva, e ai saggi Visvamitra e Bhrigu, che divennero i precettori originali di questa scienza nell’universo. Tra gli esseri celesti, sui pianeti superiori, i Gandharva, gli incantevoli cantori celesti, come anche gli Yaksa e i Raksasa sono famosi come formidabili guerrieri e Siva, famoso per la sua Tandava-nritya, la danza marziale della distruzione, ne affidò i segreti ai suoi immortali figli Hanuman e Kartikeya (Skanda) il il dio della guerra, capo dei comandanti militari degli esseri celesti. In seguito nel Treta-yuga (l’età dell’argento), Siva addestrò la sesta incarnazione divina, Parasurama, l’antico guerriero vedico che con la sua ascia sterminò  in ventuno riprese la stirpe degli ksatriya decaduti di tutta la terra, e il potentissimo saggio celeste Agastya-muni, che furono i primi guru (Maestri) di quest’arte sulla terra. Siva può dunque essere considerato il precursore di molte famose arti fisiche, sulla terra come la Bharata-natyam, la danza classica Indiana descrizione dell`Ananda-tandava (lett. danza di piacere) di Siva che il saggio Barata ha dato nel famoso libro Natya-sastra e gli esercizi fisici dello yoga codificati da Patanjali nei suoi yoga-sutra. Che la scienza marziale discende da Esseri Divini è ampiamente dimostrato anche dall`iconografia Vedica, che raffigura le forme divine munite di molteplici braccia che brandiscono altrettante armi. Ad esempio Sri Visnu a quattro braccia, regge quattro simboli sacri: il disco, la mazza, la conchiglia e il fiore di loto; la dea Padmavati, quando è adorata dai guerrieri, manifesta 18 braccia che impugnano le originali 18 armi Vediche da cui, in seguito, derivarono le famose “18 armi di Shaolin”, Sri Balarama porta nelle due mani la mazza e la piccozza, da cui deriva la “piccozza di Bodhidharma”.

IL DANHURVEDA

Scienza marziale antichissima il Danhurveda era una scienza all’avanguardia praticata dai guerrieri ksatriya della cultura Vedica, allora diffusa in tutto il mondo come un grande impero. Le sorprendenti caratteristiche dei poteri dei praticanti di questa perfetta originale arte marziale, sono descritte nell’opera epica indiana Mahabharata. Il Dhanurveda è dunque  all’origine di tutte le forme di arti marziali sparse per il mondo e combinava le tecniche marziali con i poteri mistici dello yoga. Questo permetteva al praticante di sferrare o subire colpi impossibili ai comuni mortali.  Ancora oggi gli indiani e del Nord si divertono in tornei di lotta chiamati Dhanur-yajna, molto popolari anche 5000 anni fa, come risulta dal Bhagavat-Purana. Ciò che resta del Dhanurveda oggi in India è il Tang-ta di manipura e il Kalary-payat del Kerala.

Il declino della civiltà Vedica, avvenne nell’arco dei tre millenni prima di Cristo e nel primo dell`era volgare (3100 a.C.-1200 d.C.), con la migrazione dei popoli Ariani, che provocò  il decadimento della cultura Vedica all’esterno dell’India, mentre nella stessa patria Vedica, iniziava un irreversibile decadimento dovuto alla corruzione della classe regnante degli ksatriya. Le decadenti dinastie reali dell’India, ripulirono quasi totalmente il Dhanurveda dal suo aspetto mistico, riducendolo a una semplice disciplina militare finalizzata alla conquista.

Dopo un lungo e approfondito studio delle Scritture Vediche originali, possiamo affermare con certezza che il Thang-ta, il kung-fu di Manipur, per il suo valore storico, tecnico, religioso e culturale, rappresenta oggi l’espressione più pura esistente dell’antica arte marziale Vedica. A partire dal 1990, queste antiche arti della cultura manipuri, sono state presentate in tutto il mondo dal “Gruppo Artistico Nazionale Ranganiketan”, che ha affascinato le sale gremite di Boston, Singapore, Vancouver, Los Angeles, Parigi, Roma, e altre città importanti, con le sue meravigliose esibizioni, dirette dal Gran Maestro Bhakti Svarupa Damodara Gosvami.

PERIODO BUDDHISTA

I pochi cultori che tramandarono nel periodo per cristiano ciò che rimaneva della disciplina mistica furono i guerrieri di Manipur e, su larga scala, i monaci buddhisti. Essa, come abbiamo visto, si presentava già come una scienza codificata secondo canoni ben definiti. Buddha, era un principe, che praticava l’arte marziale indiana, profondamente convinto della sua efficacia come metodo per l’unificazione del corpo della mente e all’epoca della fondazione del Buddihsmo l’arte marziale Vedica venne assorbita. Sebbene il Buddhismo che predica la non violenza fino al vegetarianesimo e l’arte marziale, possano sembrare incompatibili, ogni cosa ha sua ragione d’essere e il saggio sa usare tutto appropriatamente. Gli insegnamenti di originali di Budda ponevano enfasi sull’importanza della forza per la difesa delle leggi spirituali (Dharma). Per questo,  alcune divinità buddhiste, come gli spiriti guardiani (deva) e i dodici divini generali (Aditya), sono rappresentati in posizioni marziali. Sotto l’egida dell’imperatore Ashoka (300 a.C.), tutta l’India divenne buddhista, cosi tutte le arti Vediche, compresa l’arte marziale, assunsero i connotati del credo buddhista ormai così  diffuso.

Secondo la tradizione buddista nel 64 d.C. l’imperatore cinese Ming-Ti, nella tarda dinastia Han, inviò dei messi in India per ottenere sutra e immagini buddhiste. Ma si dice che la forma di buddismo introdotto allora in Cina, fosse alquanto differente da quella originaria indiana.

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Shifu Shi-Heng-Chan

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